Generazione Z: le donne sono più brave. L’intervento di Antonio Ricciardi su Il Mattino

Le ragazze della Generazione Z ottengono risultati migliori a scuola e all’università, ma nel mondo del lavoro il quadro si ribalta. È il tema dell’intervento di Antonio Ricciardi, Dean dell’IPE Business School, pubblicato su Il Mattino, con il titolo “Generazione Z: le donne sono più brave”.

Nelle ultime settimane l’attenzione verso i giovani è tornata al centro del dibattito pubblico: un’analisi concentrata soprattutto sui loro comportamenti, spesso definiti “sorprendenti”, e sulle motivazioni che li guidano. Le generazioni coinvolte sono due: la Generazione Z, i nati tra il 1997 e il 2010, e la Generazione Alpha, i nati dal 2011.

Chi sono i giovani della Generazione Z

In Italia la Generazione Z conta circa 8 milioni di persone. Il Centro Studi e Ricerche IPE ha dedicato a questa generazione numerose ricerche sui comportamenti e sulle aspettative: i risultati dell’ultima indagine, sull’esperienza di inserimento lavorativo, sono stati presentati il 27 ottobre in occasione del Graduation Day della XI edizione del Master in HR & Digital Recruiting.

Se le generazioni precedenti (boomers e generazione X) vivevano il presente pensando a un futuro di medio-lungo periodo, per cui erano pronte a fare sacrifici, per la Generazione Z il futuro è incerto e spesso fonte di paure e angoscia. Per questo conta vivere a pieno il presente, facendo esperienze, in particolare viaggiare, da condividere sui social. Sono ragazzi iperconnessi, che in media controllano lo smartphone 185 volte al giorno, 12 volte ogni ora.

A scuola e all’università le ragazze fanno meglio

Le ragazze si confermano più brave a scuola e all’università, ma restano indietro sul lavoro e sugli stipendi. Secondo i dati Almalaurea 2026:

  • il voto medio di diploma delle ragazze è 85,2/100, contro l’82,6/100 dei ragazzi;
  • nel 2024 le donne sono il 69,4% dei laureati magistrali a ciclo unico (Medicina, Giurisprudenza) e il 57,8% dei laureati magistrali biennali (Ingegneria, Economia, Scienze politiche);
  • si laureano in corso nel 61% dei casi, contro il 55,4% degli uomini;
  • ottengono un voto medio di laurea di 104,5/110, contro 102,6/110.

Le donne rappresentano inoltre un grande esempio di ascensore sociale: solo il 29,7% proviene da famiglie con almeno un genitore laureato (oltre il 70% delle donne laureate non ha genitori laureati), contro il 36% degli uomini.

Nel lavoro il quadro si ribalta

Sorprendentemente, il quadro si capovolge al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. Tra i laureati magistrali, a un anno dal titolo:

  • il tasso di occupazione degli uomini è superiore del 5,2%;
  • gli uomini guadagnano il 15,3% in più;
  • è maggiore anche la quota di chi ottiene un contratto a tempo indeterminato: 57,8% per gli uomini contro il 52% delle donne.

Cosa cerca la Generazione Z nel lavoro

Nel lavoro la Generazione Z ricerca realizzazione, riconoscimento e una crescita rapida nella carriera: quando manca anche solo una di queste aspettative, questi giovani sono disposti a licenziarsi, molto spesso senza avere alternative. L’ambiente di lavoro deve essere creativo, flessibile, trasparente e deve fornire continui feedback sull’attività svolta.

L’indagine del Centro Studi e Ricerche IPE

L’ultima indagine del Centro Studi e Ricerche IPE ha fotografato l’inserimento professionale delle nuove generazioni in Campania attraverso un questionario somministrato nel 2026 a un campione di circa 755 studenti e laureati ad alta qualificazione, prevalentemente allievi ed ex allievi dei Master IPE Business School. Il 59% del campione è costituito da donne e tutti hanno studiato in una delle università della Campania. Dall’indagine emerge che:

  • per il 99% degli intervistati la retribuzione economica e il clima di lavoro sono requisiti d’accesso imprescindibili;
  • la Generazione Z entra nel lavoro spinta dall’ambizione di apprendimento e dalla fame di competenze: le priorità sono la crescita verticale nella carriera (71,9%) e la formazione continua (37,3%), insieme a una spiccata attenzione per la responsabilità sociale e ambientale (ESG);
  • il 40,3% del campione ha rifiutato almeno una proposta formale di lavoro e il 12,2% ha declinato più di un’offerta.

La prima causa di rifiuto è la scarsa qualità della mansione, del ruolo e delle responsabilità: questi giovani non accettano proposte incoerenti con le competenze acquisite, mansioni sottodimensionate o una scarsa chiarezza sulle prospettive future.

Ne emerge, conclude Ricciardi, il ritratto di «una generazione molto esigente e fermamente decisa a soddisfare le proprie aspettative».

Fonti

  • Almalaurea, dati 2026 su diplomati e laureati e condizione occupazionale dei laureati magistrali a un anno dal titolo.
  • Centro Studi e Ricerche IPE, indagine 2026 su circa 755 studenti e laureati in Campania.
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