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Pillar III on ESG Risk: l’analisi comparativa delle strategie ESG adottate dai principali gruppi bancari

a cura di:

Carolina Carpino, Andrea Borrelli, Francesco Castagna, Alessandra Garritani, Romolo Nardi, Michela Russo

I temi ESG sono da tempo all’attenzione del mondo della finanza. Gli intermediari, adottando modelli di business sostenibili, contribuiscono ad agevolare l’evoluzione dell’economia e della società, generando standard virtuosi di inclusione sociale, tutela dell’ambiente e resilienza ad eventuali situazioni di shock.

Partendo da una ricostruzione del quadro regolamentare, il lavoro svolto si è posto l’obiettivo di analizzare come gli intermediari stanno implementando l’attuale framework prudenziale integrando i fattori ESG, sulla base di informazioni pubbliche inserite nei Pillar 3 delle Banche stesse. Queste dinamiche non sono nuove nell’agenda politica globale e sono attentamente monitorate dalle autorità di vigilanza europee, assicurando il massimo coordinamento a tutti i livelli, al fine di sfruttare le sinergie, evitando costose duplicazioni e garantendo la necessaria flessibilità nella relativa attuazione, considerando eventuali implicazioni provenienti dall’esterno.

Nel framework di vigilanza le tre componenti ESG presentano delle proprie specificità e sono strettamente legate tra loro. Il settore finanziario è fortemente coinvolto nel tema dell’environment, svolgendo un ruolo chiave per il futuro del pianeta, dato l’elevato numero di attori pubblici e privati coinvolti. Le banche hanno ormai iniziato ad integrare tali fattori nei propri modelli di business, a partire dai processi operativi interni. Dal lato della domanda, invece, si registra già un forte aumento della richiesta di prodotti sostenibili da parte degli investitori. Inoltre, a seguito delle indicazioni delle autorità di vigilanza è in atto un processo di rivalutazione dell’incidenza dei rischi ambientali e su come essi si traducono nei rischi tradizionali, quali credito, mercato, liquidità.

Sul fronte del social, l’interazione degli intermediari con i diversi stakeholders implica una strutturale esposizione a numerosi fattori di rischio, contesti di mercato particolarmente tesi, che possono recare danni reputazionali e impatti negativi sul conto economico.

La governance rappresenta da sempre una delle principali aree di analisi e intervento delle autorità di vigilanza, poiché l’esperienza degli ultimi anni ha confermato quanto essa rappresenti una variabile fondamentale ai fini della sana e prudente gestione degli intermediari e, in generale, per la stabilità dell’intero sistema.

Ciò è necessario al fine di rilevare come gli intermediari finanziari si stanno muovendo sul piano dell’informativa e come essi collaborano con le loro controparti, presupponendo una forte collaborazione reciproca per attuare queste importanti modifiche regolamentari.

Successivamente, si è approfondito il Pillar 3, a cui le banche europee significative devono far riferimento al fine di fornire maggiori informazioni quantitative e qualitative. Inoltre, le banche devono fornire informazioni dettagliate su come i rischi ESG si riflettono nella strategia e nella governance della banca.

Il report informativo ESG è composto da tabelle quantitative e qualitative. La parte qualitativa è suddivisa in strategia e processi aziendali, governance e gestione del rischio, in modo tale da rendere noto al pubblico come le banche adeguano la loro strategia aziendale e come possono attribuire responsabilità di gestione perseguendo gli obiettivi di sostenibilità. Per quanto riguarda la gestione del rischio, le banche sono obbligate a segnalare i processi di identificazione e monitoraggio dei settori e delle esposizioni sensibili al rischio.

A seguito di un’analisi strutturale del Pillar 3, sono stati messi in luce i benefici che le banche potrebbero riscontrare attraverso una maggiore trasparenza, ma, allo stesso tempo, saranno messi in luce anche i punti di debolezza dell’iter applicativo.

Infine, facendo un’analisi comparativa attraverso la costruzione di un databse composto da nove banche c.d “large institutions”, sei italiane e tre estere, si è osservato tramite un’indagine quantitativa e qualitativa come gli intermediari stanno gestendo la loro transizione verso modelli di business più sostenibili.

Partendo dai modelli dell’analisi quantitativa, per le esposizioni verso settori che contribuiscono fortemente al cambiamento climatico e le esposizioni verso settori diversi da quelli che contribuiscono fortemente al cambiamento climatico, la maggior parte delle banche presenta un’incidenza percentuale maggiore delle prime tipologie di esposizioni rispetto alle seconde.

Le tre classi di ateco prese in esame rappresentano in media un peso pari almeno al 70% per ogni singolo sub-settore rispetto al totale complessivo.

Dalla suddivisione in esposizioni nazionali ed estere, è prevalsa una maggiore concentrazione di esposizioni sul territorio nazionale.

In merito, invece, alle “esposizioni che contribuiscono fortemente al cambiamento climatico” sulla base della suddivisione in “stadio 2” e “stadio 3”, le banche hanno mostrato una maggiore concentrazione di esposizioni nello stadio 2, mentre, valori minori per quanto riguarda lo stadio 3.

Gli immobili residenziali rappresentano la tipologia di garanzia maggiormente presente nell’area UE e non UE, mentre per ciò che concerne le garanzie ottenute acquisendone il possesso, queste rappresentano una percentuale irrisoria.

Il livello di efficienza energetica delle classi analizzate rappresenta anch’esso una percentuale minima.

L’analisi quantitativa si conclude prendendo in considerazione l’emissione dei c.d. “green bond” e l’erogazione dei prestiti con finalità ESG. Ciò che ne è emerso, è che sei banche su nove emettono obbligazioni con la finalità di finanziare progetti sostenibili, mentre la totalità del campione eroga prestiti sostenibili. Tuttavia, seppur le finalità rientrano nell’ambito ESG, tali operazioni non risultano allineate con la Tassonomia europea.

Dal punto di vista dell’analisi qualitativa, è rilevante come le banche stiano internalizzando delle condotte ESG nei propri ordinamenti. Non sono presenti, tuttavia, risultati uniformi, poiché ogni banca ha prevalso in una specifica area di intervento.

Nonostante ciò, è possibile affermare che quasi tutte le banche hanno istituito al loro interno organi specializzati in tematiche ESG, quali, ad esempio, il Group Strategy & ESG Group ed il Chief Sustainability Officer Engagement. Un tema fondamentale è la frequenza delle segnalazioni, di cui si può constatare che tutte le banche effettuano incontri a cadenza mensile o trimestrale.

In merito agli obiettivi della “Net-zero 2050” quasi tutte le banche hanno posto il 2030 come medio periodo ed il 2050 come periodo di azzeramento delle emissioni.

In merito alla parità di genere, è stato possibile riscontrare che la maggior parte delle banche si sta impegnando a raggiungere la parità di genere all’interno dei CdA.

In conclusione, sicuramente l’analisi del Pillar III ha condotto a risultati di rilevante importanza, che consentono di avere una panoramica dettagliata sull’operatività del settore bancario e sull’impegno che quest’ultimi mostrano nei confronti della sostenibilità. Tutto ciò è possibile però affermarlo in un’ottica di breve periodo, in quanto solo nel lungo periodo si potranno avere dei benchmark per poter condurre un’ulteriore analisi comparativa più dettagliata.

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